Archivio per il 'Cretinosfera'Categoria

L’ennesima nuova trovata

19 Settembre 2007

La cretinosfera italiana si sta smuovendo in questi ultimi giorni grazie all’annuncio dell’arrivo in Italia di certi cosi chiamati Nabaztag.

Lo dice persino il famosissimo puttano dei blog, Luca Conti, in questo suo post su Pandemia (l’unica pandemia in questo periodo è la stronzagine dilagante, ma andiamo avanti).

L’ennesima cazzata – che pare attecchire facilmente grazie al livello medio del QI di chi lo recensisce (cioé le più grandi “blogstar” italiane) – pare non essere altro che un dildo cornuto che a intervalli irregolari urla qualche stronzata, s’illumina quando arriva qualche email e – magari – inizia a vibrare nel sedere del blogger di turno quando si scrive il post giornaliero; su quest’ultima funzione mi soffermerei se avessi tempo e voglia, spiegherebbe molti dei – cosiddetti – contenuti della cretinosfera “2.0″, “autoreferenziale”, “contenutistica”, “nanopubblicata”. Credevo fosse solo stupidità gratuita in certi casi, invece forse alcuni episodi potrebbero essere spiegati con qualche orgasmo “interno” prodotto dal dildo cornuto.

Come si possa fare ad appassionarsi a cose del genere non lo so, ma forse l’esponente della casta delle blogstar Luca Conti, tra una pippa mentale e l’altra, potrà spiegarmelo perché da solo non riesco proprio a concepire come un essere, magari pure “umano”, possa arrivare a concepire cotanta immane troiata.

La cazzata costa pure la bellezza di 135€, tanto per far capire che la tanto decantata “fame” dei professionisti delle cazzate (mi riferisco agli alti esponenti del 2.0 e della cretinosfera italica) altro non è che una grossa, grassa ed immane BALLA 2.0.

Bisognerebbe consigliare a chi non riesce ad arrivare a fine mese di iniziare a fare l’”Affamato 2.0″, sicuramente renderebbe più di tante professioni “1.0″ come il ricercatore o l’insegnante, e per di più conviene anche, visto che la cultura necessaria è davvero minima e limitata ai più elementari sistemi di comunicazione scritta, tant’è che non è necessario investire in autoformazione (basta guardare chi c’è dietro ai blog più letti in Italia).

Evvia, si parte

3 Settembre 2007

Ho preso la decisione di aprire questo piccolo blog durante i giorni scorsi. Oramai negli ultimi anni ne ho viste talmente tante ed ho deciso che “fare il bravo” è inutile in certi casi.

Si vedono persone, blog, fenomeni che meritano di essere additati per quel che sono: colossali stronzate.

Non riesco sinceramente a capire come diavolo sia possibile che esistano persone che dalla sera alla mattina diventano famose (e alcune volte anche ricche) facendo praticamente il nulla più totale dalla mattina alla sera.

E’ il caso di molte blogstar italiche, di cui in effetti non ho ancora capito bene il lavoro, l’estrazione sociale, la formazione e tutto quello che potrebbe permettere una “catalogazione” del personaggio in una situazione reale.

Spesso semplicemente nullafacenti, alcune volte del tutto idioti, i “guru” del 2.0 sono spesso delle persone che nella vita non hanno alcuna attività, lavoro od hobby se non quello di rimanere 3/4 della giornata fusi con la testa nello schermo a fare una semplice cosa: stronzeggiare in versione 2.0.

Si parte da blog lettissimi che non fanno altro che parlare di “se stessi”, non ho ancora avuto modo di fare una lettura di qualcosa di interessante leggendo i “Top 10 Blog” italiani, quasi tutti parlano di argomenti che hanno a che fare con sé stessi, qualcosa di davvero folle.

La cosa che è davvero ridicola è che blog con contenuti effettivamente utili, tenuti bene e da persone che sanno di cosa parlano sono bistrattati da tutti, poco letti, a stento sono visibili in rete; misteri del PageRank.

Il 2.0. Questa è diventato il pensiero ultimo di centinaia di fessi italiani col blog. Gente che non ha formazione ha avuto la possibilità di entrare in contatto con fessi con formazione approssimata e ne è uscito qualcosa di pericoloso: un’accozzaglia di ignorantoni fetenti che usano i mezzi messi a loro disposizione dalla tecnologia, quella vera, quella studiata e ponderata.

Si miscelano parole come “contenuti”, “autoreferenzialità”, “aggregazione”, se ne creano altre che non ho neanche il coraggio di chiedere alla mia memoria di ricordare, tutto per dare una qualche aura di saccenza a ciò che si scrive. Si contatta, si scrive, si informano tutti di tutto.

Non si esce di casa se non si informano tutti di cosa si sta per fare, se non si va su twitter a dire quant’è stato soddisfacente l’ultimo peto roboante causato da una mangiata eccezionale di fagioli messicani sei uno che è “indietro”. E diamine, ti esce un brufolone e cosa fai, non lo fotografi e lo metti su twitter prima di schiacciarlo?

Ma fatemi il piacere! Oramai non si è più capaci di capire dove finisce il mezzo e dove inizia il fine. Il fine è diventato l’uso del mezzo, con tanti saluti alla cultura, alla Conoscenza, quella vera, non quella 2.0.

E’ proprio per tutto questo che ho deciso di sfogarmi, di portare avanti le mie opinioni, di andare contro la corrente 2.0, non perché non mi piaccia. Semplicemente perché non esiste il 2.0, non esiste il “social networking”, non esiste quello che i fessi 2.0 ostentano ma che altro non è che un grande “reality show” in formato elettronico.

Non me ne fotte una cippa di cosa cacchio state facendo in questo momento. Non mi interessa niente di dove andate a seguire la conferenza sulle pugnette nel mondo del social networking, non mi interessa niente di un mondo fatto di soli contenitori, di sole scatole, di solo apparire.

Non voglio entrare in un vortice di follia collettiva che mi porta a diventara parte della collettività, quella simil-Borg di Star Trek. Non voglio che voi sappiate che io non voglio.

Fatevi i cazzi vostri. Abbiate una vita. Leggete qualche libro perché vi piace farlo e non perché dovete segnalarlo su Anobii, ascoltate un pò di musica perché vi piace, non perché dovete farla sentire agli altri su last.fm.

Per voi “contenitori di contenitori”, non avrò pace finché non avrò fatto fare il sangue amaro ad almeno uno di voi. La pacchia è finita.