Archivio per il 'Fessi 2.0'Categoria

Evvia, si parte

3 Settembre 2007

Ho preso la decisione di aprire questo piccolo blog durante i giorni scorsi. Oramai negli ultimi anni ne ho viste talmente tante ed ho deciso che “fare il bravo” è inutile in certi casi.

Si vedono persone, blog, fenomeni che meritano di essere additati per quel che sono: colossali stronzate.

Non riesco sinceramente a capire come diavolo sia possibile che esistano persone che dalla sera alla mattina diventano famose (e alcune volte anche ricche) facendo praticamente il nulla più totale dalla mattina alla sera.

E’ il caso di molte blogstar italiche, di cui in effetti non ho ancora capito bene il lavoro, l’estrazione sociale, la formazione e tutto quello che potrebbe permettere una “catalogazione” del personaggio in una situazione reale.

Spesso semplicemente nullafacenti, alcune volte del tutto idioti, i “guru” del 2.0 sono spesso delle persone che nella vita non hanno alcuna attività, lavoro od hobby se non quello di rimanere 3/4 della giornata fusi con la testa nello schermo a fare una semplice cosa: stronzeggiare in versione 2.0.

Si parte da blog lettissimi che non fanno altro che parlare di “se stessi”, non ho ancora avuto modo di fare una lettura di qualcosa di interessante leggendo i “Top 10 Blog” italiani, quasi tutti parlano di argomenti che hanno a che fare con sé stessi, qualcosa di davvero folle.

La cosa che è davvero ridicola è che blog con contenuti effettivamente utili, tenuti bene e da persone che sanno di cosa parlano sono bistrattati da tutti, poco letti, a stento sono visibili in rete; misteri del PageRank.

Il 2.0. Questa è diventato il pensiero ultimo di centinaia di fessi italiani col blog. Gente che non ha formazione ha avuto la possibilità di entrare in contatto con fessi con formazione approssimata e ne è uscito qualcosa di pericoloso: un’accozzaglia di ignorantoni fetenti che usano i mezzi messi a loro disposizione dalla tecnologia, quella vera, quella studiata e ponderata.

Si miscelano parole come “contenuti”, “autoreferenzialità”, “aggregazione”, se ne creano altre che non ho neanche il coraggio di chiedere alla mia memoria di ricordare, tutto per dare una qualche aura di saccenza a ciò che si scrive. Si contatta, si scrive, si informano tutti di tutto.

Non si esce di casa se non si informano tutti di cosa si sta per fare, se non si va su twitter a dire quant’è stato soddisfacente l’ultimo peto roboante causato da una mangiata eccezionale di fagioli messicani sei uno che è “indietro”. E diamine, ti esce un brufolone e cosa fai, non lo fotografi e lo metti su twitter prima di schiacciarlo?

Ma fatemi il piacere! Oramai non si è più capaci di capire dove finisce il mezzo e dove inizia il fine. Il fine è diventato l’uso del mezzo, con tanti saluti alla cultura, alla Conoscenza, quella vera, non quella 2.0.

E’ proprio per tutto questo che ho deciso di sfogarmi, di portare avanti le mie opinioni, di andare contro la corrente 2.0, non perché non mi piaccia. Semplicemente perché non esiste il 2.0, non esiste il “social networking”, non esiste quello che i fessi 2.0 ostentano ma che altro non è che un grande “reality show” in formato elettronico.

Non me ne fotte una cippa di cosa cacchio state facendo in questo momento. Non mi interessa niente di dove andate a seguire la conferenza sulle pugnette nel mondo del social networking, non mi interessa niente di un mondo fatto di soli contenitori, di sole scatole, di solo apparire.

Non voglio entrare in un vortice di follia collettiva che mi porta a diventara parte della collettività, quella simil-Borg di Star Trek. Non voglio che voi sappiate che io non voglio.

Fatevi i cazzi vostri. Abbiate una vita. Leggete qualche libro perché vi piace farlo e non perché dovete segnalarlo su Anobii, ascoltate un pò di musica perché vi piace, non perché dovete farla sentire agli altri su last.fm.

Per voi “contenitori di contenitori”, non avrò pace finché non avrò fatto fare il sangue amaro ad almeno uno di voi. La pacchia è finita.